Home        Modulo di Iscrizione

Raduno di Latina

Raduno Torino 19 maggio 2011

Si è svolto il 17-18-19 Giugno 2011 il 59° Raduno Nazionale Bersaglieri a Torino, città splendida che racchiude un grande patrimonio culturale e storico della nostra Italia unita che quest’anno festeggia i suoi 150 di unità nazionale. Anche quest’anno l’ANB sezione di Paceco ha partecipato alla maestosa e importante manifestazione bersaglieresca con un folto numero di soci e simpatizzanti con accompagnatori al seguito. Ma vediamo brevemente le varie tappe che il gruppo di bersaglieri partito da Paceco venerdì sera, ha percorso:
All’arrivo venerdi all’aereoporto di Torino Caselle i nostri viandanti vengono accolti con entusiasmo dal Presidente di sezione (b) Vincenzo Quartana e dal responsabile della Fanfara (b) Salvatore Giliberto i quali si trovavano già in luogo essendo partiti per prima. Con due pullmann messi a disposizione dalla caserma di Rivoli, in cui i soci della sezione di Paceco erano ospitati, sono stati trasportati al luogo di destinazione per l’alloggio.
Sabato 19/06
Giro turistico per le vie di Torino.
I nostri soci e simpatizzanti sono stati trasferiti, in pullmann a Torino per fare un piccolo giro della città, per lo meno dei punti e delle zone più caratteristiche. Un ringraziamento va al (b) Salvatore Barcia che ci ha accompagnati e fatto da Cicerone durante la visita.
Al rientro dopo un buon pranzo ed un meritato riposo, la fanfara della sezione di Paceco ha svolto un piccolo giro per le strade di Rivoli toccando diversi quartieri della città e riscuotendo grande entusiasmo e apprezzamento dai presenti. Infine la sera grande concerto nella piazza principale di Rivoli, una bella cittadina che ha accolto molto calorosamente i bersaglieri venuti dalla Sicilia e la propria fanfara.
Domenica 20/06
Infine la domenica il grande giorno della sfilata di chiusura del Raduno Nazionale. Breve è stato il percorso della sfilata finale, ma molto intenso, tanta gente era ai bordi delle strade che i bersaglieri provenienti da tutta Italia percorrevano fino ad arrivare a Piazza San Carlo dove era allestito il palco d’onore e dove vi erano presenti le più importanti cariche civili e militari.
Questo è un breve riassunto di ciò che i soci dell’ANB sezione di Paceco hanno vissuto in questa tre giorni di un grande raduno che quest’anno è stato diverso, grazie a come detto in apertura di questo articolo, alle celebrezioni per i 150 dell’unità nazionale. Un ringraziamento va a tutti quelli che ci hanno aiutato a vivere questi momenti indimenticabili, quindi all’amministrazione comunale di Rivoli ed in particolare al Dott Tusino e al grande amico bersagliere Salvatore Barcia che ci è stato sempre vicino durante tutto il Raduno.
Viva l’Italia, viva i bersaglieri, viva la sezione di Paceco.

>>> GALLERIA FOTO RIVOLI

>>> FOTOGALLERY RADUNO TORINO

M.A.V.M. Cap. bers. Pietro Scozzari

M.A.V.M. Cap. bers. Pietro Scozzari
(1900-1959)

di Paolo Francesco Lo Dico

cap. ber. Pietro Scozzari.jpgPietro Scozzari nasce a Misilmeri (Palermo) il 2 marzo del 1900, attingendo sin da piccolo carattere e personalità dalla vivida linfa di eroi e patrioti che prima avevano sospinto il Risorgimento e poi l’avevano compiuto con la prima guerra mondiale e l’unità d’Italia. È facile dunque immaginare come un giovane studente di allora venisse preso dall’ardore nazionale e offrisse senza alcuna esitazione il proprio contributo alla costruzione della Nuova Patria. Nel 1918  il conflitto si era chiuso con la vittoria dell’Italia, ma nonostante gli ingenti sacrifici e i numerosissimi caduti – ben 600mila morti italiani, fra cui tanti combattenti di Misilmeri, ricordati sulle lapidi del monumento ai caduti nella piazza del paese – la vittoria è mutilata. Le promesse fatte all’Italia dagli alleati prima del conflitto non erano state rispettate. Fiume, città italianissima, non era stata restituita ai confini nazionali. È in questo frangente storico che a Misilmeri, Pietro stringe amicizia con il Ten. Mariano De Caro, reduce dal fronte e portatore delle nuove idealità di Patria che porteranno all’affermazione del Fascismo.
Nel 1919, Gabriele D’Annunzio chiama a raccolta i giovani d’Italia per organizzare la “Marcia di Ronchi” per l’occupazione manu militari di Fiume. Rispondono all’appello tantissimi valorosi, ufficialmente 250 siciliani, fra cui i misilmeresi Giuseppe Piazza, Giovanni Princiotta e Pietro Sidoti, tutti del “Gruppo Dannunziano” fondato da Pietro. Nel volgere di pochi giorni Fiume viene occupata e viene proclamata la Reggenza del Carnaro con lo Statuto rivendicante la democrazia di sinistra.
L’anno successivo il vate soldato manda in Sicilia il valoroso Pietro, che frattanto era stato nominato Tenente dei Legionari, con il compito di fare opera di propaganda pro-Fiume. Scozzari esegue, ma mentre porta con sè delle lettere agli amici di D’Annunzio, viene arrestato a Catania e rinchiuso nelle celle del Distretto Militare dal quale riesce ad evadere. Il giovane affida a una missiva diretta al comandante i motivi per cui combatte: spiega di sentirsi al servizio di una «causa santa».
Il 6 settembre 1920 Pietro, “il grande” verrebbe da dire, si mette alla guida di altri 7 intrepidi e riesce ad impadronirsi della nave Cogne nel porto di Catania, carica di pezzi di aerei, automobili e sete, diretta in Brasile e a condurla a Fiume. Il Comandante ne propone poi alle autorità italiane la restituzione, ottenendone in cambio una notevole somma a favore dei legionari. Il 24 dicembre 1920, però, Roma ordina lo sgombero dell’intero Carnaro dando origine al “Natale di sangue” che segnò la fine dell’avventura.
Ma concluso il periodo di belligeranza, inizia l’opera di costruzione della Nuova Patria. Scozzari, assieme ad altri generosi patrioti alfieri delle Nuove Idealità di Grandezza d’Italia – fra tutti il presidente Mariano De Caro – dà vita al Circolo degli Studenti, un movimento sorto per «affermare la giustizia sociale a Misilmeri ed elevarne il livello civile». Il fronte della contesa si sposta all’interno e le battaglie continuano sanguinosamente nello scontro con avversari italioti. Purtroppo, il 7 aprile del ‘21, il presidente viene proditoriamente assassinato in Piazza Fontana Nuova da retrogradi caini sicilioti che si oppongono all’avanzata dell’Idea. Tocca a Pietro raccogliere il testimone di De Caro, dal quale eredita fermezza e coraggio nell’applicare le nuove idealità per le quali si erano battuti insieme. Un’eredità che Scozzari gestisce in maniera brillante fino alla presa del potere nel 1922 del Fascismo.
Nell’occasione del IV anniversario della “Marcia di Ronchi”, settembre del ‘23, il ten. dei Legionari Fiumani riceve la storica lettera, citata sulle guide di Misilmeri, in cui il Vate confessa a Pietro di voler riassaporare «la pasta cu li sardi, il ficatu cu l’acito e un dito di vino di Musulumeli» .
L’indomito Pietro organizza nel 1928 la commemorazione del camerata Mariano De Caro, primo caduto fascista di Misilmeri, con l’apposizione di una lapide sul luogo del martirio inaugurata dal “Prefetto di Ferro”, Cesare Mori, che aveva messo la mafia in ginocchio.
Frattanto, nel 1940, l’Italia è costretta a partecipare alla 2^ G.M. e Pietro, già quarantenne, si arruola come volontario. Viene nominato tenente dell’8° Reg.to Bersaglieri per poi essere inviato in prima linea in Marmarica, sul fronte d’Africa. Con la particolare carica di misilmerese e legionario fiumano che lo contraddistingue, merita sul campo, la promozione a Capitano e l’assegnazione della M.A.V.M non per l’eccezionalità del fatto d’arme ma per il significato umano e sociale. La motivazione recita: «Legionario Fiumano, volontario di guerra, con giovanile fervore ed ardimentoso esempio, contribuiva a rinsaldare lo spirito combattivo dei bersaglieri del suo reparto. Ammalatosi, si rifiutava di abbandonare il posto di combattimento. Dopo avere, con volontaria audace ricognizione, ritratto utili dati, alla testa del suo plotone, malgrado il nutrito fuoco nemico, con slancio e sprezzo del pericolo, raggiungeva per primo la posizione assegnata. Eseguendo un ordine di spostamento, venuto a conoscenza che un bersagliere colpito a morte era rimasto esposto al tiro delle mitragliatrici, con gesto generoso e spontaneo, si riportava sul posto sotto il persistente tiro, confermando la tradizionale solidarietà tra ufficiali e truppa. Mirabile esempio di ardire, incondizionata dedizione al proprio dovere ed attaccamento ai propri dipendenti. Zona di Tobruk, Aprile-Maggio 1941». A migliaia si contano le decorazioni concesse all’inferiore per solidarietà verso il superiore: unica è questa concessa ad un ufficiale che espone la propria vita per un suo soldato. (cfr. volantino propaganda Scuola Tipografica E.N.S.).
Finita la guerra con la resa senza condizioni dell’Italia, Pietro, in piedi tra le rovine, intraprende la professione di avvocato con particolare senso della socialità e molto spesso gratuitamente.
Sconfitto ma non arreso, si impegna in politica diventando consigliere comunale a Palermo tra le file dell’Msi. Riallacciandosi al programma di bonifica iniziato nel ‘38, affronta e vince la battaglia in difesa dell’acqua di Risalaimi e della costruzione della diga dello Scanzano per la sopravvivenza dei giardini di Misilmeri e per venire incontro al fabbisogno idrico della vicina Palermo.
Diviene presidente regionale dell’Associazione Nazionale Bersaglieri in congedo.
Il 22 dicembre 1959, nel suo domicilio di Palermo, (vedi caso) in via Fiume, la vita di questo indomito valorosissimo figlio di Misilmeri, autentico fedele  si conclude con la certezza di avere tutto dato alla Patria senza nulla chiedere. Pietro Scozzari, Fascista, aveva sempre onorato e difeso la sua terra natia.  Misilmeri ne custodirà il ricordo intestandogli la strada che congiunge la Fontana Nuova alla Circonvallazione (v.le Europa).
La Provincia Regionale di Palermo lo annovera tra i Personaggi Illustri.
Con lettera del marzo 2004, l’Istituto del Nastro Azzurro è stato invitato, su segnalazione di chi scrive, dal Ministero della Difesa, ad annoverare il forse dimenticato (n.d.a.) Cap. bers. Pietro Scozzari nel registro dei decorati.  L’istanza resta ad oggi senza esito.
La sezione locale dell’ A.N.B.I. è a lui intestata.
A onor del vero, sarebbe dovuto sorgere nel paese siciliano un giardino pubblico intitolato alla sua memoria. Gli eredi Scozzari avrebbero concesso lo spazio al Comune con la sola condizione di intestarlo all’Eroe, ma il progetto non fu mai condotto in porto per la miopia di alcuni. Forse Pietro aveva militato nella “parte sbagliata”. Per questo motivo nell’area è sorto invece un complesso abitativo che ha privato di verde e ossigeno la comunità misilmerese che, a giudicare dall’intricata topografia cittadina, si sarebbe giovata ben più volentieri di un punto di aggregazione per giovani ed anziani costretti oggi a vagabondare tra scalini e tavolini pieghevoli con vista sul traffico.
È troppo parlare di riconciliazione, di falcidia delle fazioni, di ritrovata unità in nome del “Bene Comune”?
Pietro Scozzari si batté per tutti. Sarebbe ora di di imitarlo. O per lo meno di tentarci.

FONTI:
P. Nicolosi: Gli antemarcia di Sicilia;
Prof. G. Tricoli: opere;
Prof. G. Falzone: opere;
Avv. S. Platino: opere;
Arc. F. Romano: opere;
Geom. A. Polizzi: materiale vario.

« Indietro